“Barriere” (di Denzel Washington, 2016): la coppia, la crisi e i tentativi di affrontarla

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“Barriere” (film del 2016, diretto e interpretato da Denzel Washington) è un film che ci aiuta a capire quali sono alcune delle dinamiche che portano alla crisi di una coppia e quali possono essere i modi in cui le persone, inconsapevolmente, cercano di affrontare la sofferenza legata alla crisi.

Troy (Denzel Washington) e Rose (Viola Davis) sono sposati da 18 anni e insieme hanno un figlio adolescente. Troy ha alle spalle una vita difficile, con un primo matrimonio e un altro figlio avuto dalla prima moglie, un’esperienza in carcere e dei sogni di gloria infranti per una carriera sfumata nel baseball. Troy è “sopra le righe” ed egocentrico, ma, apparentemente, il rapporto con Rose sembra essere felice, pur nelle difficoltà della loro vita quotidiana. Ad un certo punto, però, Troy confessa alla moglie un tradimento, che scoperchia invece una profonda crisi tra loro.

In un intenso dialogo che avviene circa a metà del film, i due ricostruiscono i passaggi che li hanno portati fino a lì, che non sono così diversi da quelli che portano molte coppie a sprofondare in un baratro di infelicità, pur nel disperato tentativo, invece, di essere felici.

Quello che emerge dal dialogo di Troy e Rose è come ognuno dei due, nel tentativo di dedicarsi all’altro, abbia finito però per perdere se stesso all’interno della relazione. “Ho cercato di prendermi cura di voi e ho finito per dimenticare me stesso”: dice Troy. “Ho preso tutti i miei sentimenti, le mie esigenze, necessità e sogni e li ho seppelliti dentro di me. Ho piantato un seme e l’ho accudito e ho pregato per lui, ho piantato me stessa dentro di te e ho aspettato di fiorire e non ci ho messo 18 anni per capire che il terreno era duro e roccioso e che non sarebbe mai fiorito”: dice Rose.

Ma com’è possibile che questo accada? Com’è possibile che l’amore si trasformi in una condanna all’infelicità? Spesso questo accade, come nel film, perché ognuno dei membri della coppia finisce per mettere la propria felicità nelle mani dell’altro, delegandogliela totalmente. Ma come possiamo pensare che sia un altro, dall’esterno, a garantirci la felicità? Eppure in molti, moltissimi, prima o poi, nella vita, cadono in questa trappola e fanno al partner, esplicitamente o implicitamente, una richiesta impossibile.

Sia Troy che Rose si sono così incastrati in una soluzione frustrante e dolorosa, che hanno provato a gestire (inconsapevolmente) ognuno a modo proprio.

Rose ha “scelto” come soluzione quella di negare (quasi anche a se stessa) le difficoltà, rimanendo aggrappata ad un’immagine ideale del marito (e probabilmente anche di se stessa), che poco aveva a che fare con la realtà (Rose a Troy: “E in quella camera da letto, con l’oscurità che calava su di me, ti ho dato tutto ciò che avevo per scacciare il dubbio che tu non fossi l’uomo migliore del mondo e che ovunque tu fossi andato ti sarei rimata accanto perché tu eri mio marito, perché era l’unico modo per me di sopravvivere come tua moglie”). 

Troy si è invece rifugiato in un tradimento, che sembra rappresentare lo spostamento della sua delega della felicità ad una persona diversa da sua moglie (Troy a Rose, parlando dell’amante: “Con lei era tutto diverso, mi ha fatto capire che io potevo essere diverso, che potevo uscire da questa casa e lasciarmi dietro le pressioni e i problemi, senza preoccuparmi di far riparare il tetto o di pagare le bollette, che potevo…essere una parte di me che non ero mai stato prima”…“Posso star seduto a casa sua e ridere, capisci cosa voglio dire, posso ridere a squarciagola e mi fa sentire bene, mi riempie tutto fino alla punta dei piedi…Rose, io…io non riesco a farne a meno”…“Ho visto quella donna e mi ha fatto sentire spavaldo”).

Non voglio raccontarvi come si evolve la situazione di Rose e Troy nel film, però possiamo pensare a che cosa potrebbe succedere ad una coppia nella stessa situazione nella realtà.

Quando si arriva a questo livello di sofferenza la separazione è di solito uno degli esiti più frequenti.  

Possiamo pensare però che ci sia un’altra strada. 

Sia Troy che Rose potrebbero riconoscere la richiesta impossibile fatta al partner (“rendimi felice”) e potrebbero, forse, cominciare a farsi carico della propria felicità. Forse, a quel punto, non ci sarebbe più bisogno che lei rimanesse attaccata un’immagine ideale del marito, perché potrebbe tollerarne i limiti reali, e lui non avrebbe più bisogno di un’altra donna alla quale fare, ancora, la stessa richiesta impossibile che faceva alla moglie (“rendimi felice, fammi sentire spavaldo”).

A volte da sole, a volte con l’aiuto di un terapeuta, anche le coppie che soffrono molto possono riuscire a dare un nuovo significato alla propria crisi e a trovare delle nuove “soluzioni” che permettano loro non solo di ridurre il livello di sofferenza, ma anche di guadagnare un benessere maggiore rispetto al passato.