Lei (di Spike Jonze, 2014): la tecnologia e gli amori impossibili

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Se pensiamo a come ci rapportiamo con la tecnologia, con il nostro smartphone, il nostro tablet o il nostro pc, non è così difficile pensare a rapporti caratterizzati da un forte attaccamento, a tratti addirittura da aspetti di dipendenza, ma è difficile pensare che si tratti di una relazione di vero e proprio amore. Forse, però, a volte, la tecnologia diventa il nostro amore impossibile. Ci allontana dalla nostra vita se non lo riconosciamo, ma può invece aiutarci a riconnetterci con noi stessi e gli altri se ce ne rendiamo conto.

È quello che vediamo succedere nel film “Lei”, ambientato in un futuro indefinito, ma forse non così lontano.

Theodore, che per lavoro scrive lettere per altre persone, sta divorziando e instaura una nuova relazione con Samantha. Non ci sarebbe niente di strano, se non fosse che Samantha è un sistema operativo.

Ma siamo sicuri che sia davvero così strano? Samantha è per Theodore il suo amore impossibile. Bene o male, tutti ne abbiamo avuto uno o forse di più. E’ quello che non si realizzerà mai, ma per il quale ci struggiamo d’amore come mai nella vita, quello che potremmo vivere se non ci fosse la distanza, quello che starebbe con noi se non fosse impegnato con qualcun altro, quello che sarebbe stato con noi se ci fossimo incontrati in un altro momento. Certo, il fatto che Samantha sia un computer rende il tutto davvero molto molto impossibile. Tutto questo sembra però coerente con la vita di Theodore, che è abituato a viverla attraverso uno schermo, attraverso un filtro. Vive scrivendo lettere per altre persone, lettere in cui esprime i suoi pensieri e i suoi sentimenti, veri, reali, ma che possono emergere solo se vengono espressi per conto di altri.

Però anche gli amori impossibili possono far crescere, se accettiamo di confrontarci con il nostro bisogno di amare in condizioni di “sicurezza”. Ed è proprio quello che succede a Theodore. In qualche modo, attraverso la sua relazione con Samantha, Theodore riesce a entrare in un contatto più profondo con se stesso e a elaborare la fine del suo matrimonio. E a scrivere, finalmente, una lettera che non sia per conto di qualcun altro.