“Perdutamente” (di Flavio Pagano, Giunti editore, 2013): ironia, curiosità, onestà e collaborazione per affrontare l’Alzheimer

Che cosa fareste se vostra madre ultraottantenne fuggisse da casa e venisse ritrovata da sola, con in tasca una busta, alla stazione? È probabile che la maggior parte delle persone, passata la preoccupazione, semplicemente prenderebbe per folle la fuga dell’anziana signora e non cercherebbe alcuna spiegazione. infatti, quando non comprendiamo qualcosa, molto spesso tendiamo a pensare che non abbia senso. Invece in “Perdutamente”, il romanzo in cui Flavio Pagano racconta come, insieme alla sua famiglia, ha affrontato il “perdersi” dell’anziana mamma, possiamo leggere una storia diversa.

Dopo averlo letto, lo consiglio sia a chi si occupa di assistenza per lavoro, sia a chi assiste un familiare, ma anche a tutti quelli che vogliono leggere una bella storia, a tratti commovente, a tratti divertente.

Ho comprato il libro perché, occupandomi per lavoro di temi legati alla terza età, l’argomento mi interessava, ma anche perché ero stata incuriosita da un articolo su una rivista, che, parlando del libro, titolava qualcosa come “ho affrontato l’Alzheimer con ironia”.

Generalmente noi psicologi apprezziamo l’ironia, che rientra tra quelli che vengono definiti “meccanismi di difesa di alto livello”, cioè modi piuttosto efficaci di affrontare una realtà che fa anche soffrire.

L’ironia, che ho effettivamente apprezzato, non è però il solo elemento che mi ha colpita nel libro.

Gli altri aspetti che ho amato sono tre.

Il primo aspetto è l’atteggiamento di curiosità che attraversa tutto il racconto. Una curiosità verso la ricerca del significato di un gesto che potrebbe sembrare “strampalato”, come quello di una fuga alla stazione di un’anziana signora. Così come i comportamenti di tanti anziani che potrebbero sembrare senza senso, ma che un senso invece lo hanno sempre (casomai siamo noi a non comprenderlo), anche la fuga alla stazione ha un significato ben preciso, che si svela solo nell’ultima parte del libro. La curiosità che questa famiglia ha avuto il coraggio di perseguire è proprio quell’atteggiamento che aiuta a rispondere in maniera il più possibile adeguata ai comportamenti (anche strani) di un anziano. Certamente non è sempre facile comprendere il senso di qualcosa che ci sfugge, ma provarci è un buon modo per tentare di affrontarlo nel modo più efficace possibile.

Il secondo elemento è l’onestà che caratterizza l’atteggiamento di quelli che nel libro si definiscono care-giver (ovvero coloro che si prendono cura) “estremi”. I care-giver del libro non sono “estremi” solo perché estremamente dediti all’assistenza della mamma/nonna/suocera e, a volte, mettono in scena comportamenti che potrebbero sembrare davvero “estremi”. Sono estremi anche perché estremamente onesti con se stessi. Questi care-giver accettano di riconoscere, e fare i conti, con i diversi sentimenti che accompagnano l’esperienza del prendersi cura. Assistere un anziano, soprattutto se è un genitore, mobilita quasi sempre emozioni, sentimenti e pensieri intensi, contrastanti e spesso negati (anche a se stessi), perché non sempre socialmente “accettabili” o perché portatori di sensi di colpa. La lezione che impariamo da “Perdutamente” è che è normale sperimentare sentimenti anche “negativi”, che questo non rende care-giver meno efficaci, ma, anzi, riconoscerlo aiuta ad essere care-giver più sereni.

Il terzo elemento che ho apprezzato è la collaborazione di tutta la famiglia (e non solo della famiglia) nell’assistenza. La famiglia descritta in “Perdutamente” non è una famiglia perfetta (ma quale lo è?), ma è una famiglia che resta insieme di fronte alla sofferenza e dove ognuno, anche il più piccolo, contribuisce nel tentativo di creare benessere per l’anziana signora. I membri di questa famiglia sanno dare e sanno chiedere (sia tra loro che con chi non fa parte della famiglia) e evitano in questo modo uno dei pericoli più insidiosi che spesso accompagnano l’assistenza ad un anziano: l’isolamento.

Alla fine del libro avremo riso e avremo pianto, non avremo imparato tutto sull’assistenza a un anziano e non avremo le risposte a tutte le domande che riguardano l’Alzheimer, ma probabilmente avremo uno sguardo diverso su noi stessi, sulla nostra famiglia e sui comportamenti degli anziani che ci sembrano apparentemente senza senso.

Sono Sara Zamperlin, psicologa, psicoterapeuta individuale e terapeuta di coppia.

Aiuto le persone e le coppie a prendere in mano la loro vita e la loro relazione.

Sul web parlo di psicologia proprio a partire dal commento di film e serie-tv e sui social mi trovi come “Una psicologa davanti allo schermo”.

Lavoro come terapeuta di coppia nel mio studio di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, e arrivo ovunque grazie alla terapia online.

In studio e online:

Il mio libro:

Sono autrice, con un gruppo di colleghe, del libro “Dio li fa e poi li accoppia? – Il percorso della coppia dall’incontro all’intimità” (Alpes, 2018).

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