Una sconfinata giovinezza: La perdita e il senso dei ricordi lontani

Attenzione: contiene spoiler!

“Una sconfinata giovinezza” è certamente una storia d’amore, sofferenza, perdite e ricordi, ma è anche un film che può aiutare a comprendere il senso di quelle memorie così lontane nel tempo da sembrare quasi irreali, ma che spesso vengono rievocate dagli anziani e da chi soffre di una patologia degenerativa come per esempio la malattia di Alzheimer.

Lino Settembre (Fabrizio Bentivoglio), il protagonista del film, è un giornalista sportivo che comincia ad accusare i sintomi di quella che sembra essere una demenza: dimenticanze, incapacità di ricordare i nomi di alcune cose, difficoltà a scrivere, momenti di “assenza”. Contemporaneamente, comincia a rievocare ricordi molto lontani, che fatica a distinguere dal presente e, per tutta la durata del film, si alternano scene del presente a scene dell’infanzia di Lino o meglio, di un particolare periodo della sua infanzia. A mio parere il film è costruito davvero molto bene e, attraverso le parole dei medici, viene anche spiegato come l’aggressività che spesso caratterizza gli anziani affetti da patologie degenerative costituisca una reazione al vissuto di perdita delle proprie facoltà mentali.

Quello che non ho compreso subito, ma a cui ho dato un senso con il progredire del film, è stato il modo in cui i ricordi d’infanzia si collegavano alle vicende attuali del protagonista. E la mia impressione è che, come spesso succede per gli anziani nella realtà, i ricordi lontani ci consentano di capire quello che il protagonista vive, ma a cui non riesce a dare senso né a mettere in parole e che può esprimere, in modo inconsapevole, solo attraverso ricordi passati. Così i ricordi del periodo in cui Lino, bambino, ha perso i genitori, vengono alla luce proprio mentre lui sta facendo i conti con un’altra perdita, quella della sua mente, e sono probabilmente accomunati all’esperienza che sta vivendo da emozioni e stati d’animo molto simili. Allo stesso modo, il ricordo della vittoria a una corsa in paese da ragazzo sembra diventare quasi un’ossessione proprio quando Lino inizia a manifestare, sul lavoro, le sue difficoltà e comincia a non vedere più pubblicati i propri articoli. In questo caso, il ricordo della vittoria alla corsa, accompagnato da scoppi di rabbia, sembra essere una reazione al vissuto di fallimento che sta sperimentando sul lavoro. Il significato dei ricordi lontani, che per Lino si confondono sempre più col presente, diventa sempre più chiaro verso la fine del film, quando lui, credendo che la moglie sia morta in un incidente, parte alla ricerca di un vecchio compagno di giochi che gli aveva fatto credere di poter resuscitare i morti.

Come questo film mette in scena in modo molto puntuale, i ricordi, spesso ricorrenti, degli anziani affetti da demenza sono a volte uno dei pochi elementi in grado di fornirci indicazioni sul loro vissuto e sul loro stato d’animo. Cercare di comprendere le emozioni e i vissuti legati a quei ricordi, solo apparentemente senza senso, può aiutare ad avvicinarsi allo stato d’animo attuale dell’anziano, che altrimenti non riusciremmo magari a comprendere. Rapportarci a lui avendo almeno una vaga idea di come si sente può, a volte, aiutare a fare la differenza.

Sono Sara Zamperlin, psicologa, psicoterapeuta individuale e terapeuta di coppia.

Aiuto le persone e le coppie a prendere in mano la loro vita e la loro relazione.

Sul web parlo di psicologia proprio a partire dal commento di film e serie-tv e sui social mi trovi come “Una psicologa davanti allo schermo”.

Lavoro come terapeuta di coppia nel mio studio di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, e arrivo ovunque grazie alla terapia online.

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Il mio libro:

Sono autrice, con un gruppo di colleghe, del libro “Dio li fa e poi li accoppia? – Il percorso della coppia dall’incontro all’intimità” (Alpes, 2018).

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